lunedì 4 giugno 2012

il suono intorno a noi

La musica è intorno a noi, non bisogna fare altro che ascoltarla…”. Questa non è affatto la frase di un filosofo, art del nuovo millennio di nome August Rush, o meglio:questo è solo il suo nome d’arte.
Un sabato come tutti gli altri e in programma niente di speciale, se non le piccole grandi cose che ti permettono di prendere un attimo di respiro dalla settimana piena di doveri e piaceri, che spesso, in quanto rari e fugaci, non ti permettono di gustare in tutto il suo dolce sapore, insomma quei ritagli di tempo dedicati a te stesso, dopo un piatto di pasta insieme a ma’ a pa’, con cui finalmente scambio parole diverse da “adesso vado…”, è arrivato il momento sacro. Tutti esausti per un motivo o per un altro, ci sdraiamo sul divano: il suono dei cuscini che attutiscono il mio corpo non era mai stato così piacevole. Dopo i primi momenti di estasi, è ormai arrivato il momento della scelta del film che cullerà certamente il sonno di tutti noi, una scelta che naturalmente deve avvenire in modo democratico, in modo da evitare possibili musi lunghi: morra cinese ha deciso per “La musica nel cuore – August Rush”. Bene, adesso avrete intuito che il talento a cui mi riferivo inizialmente non è altro che il prodotto di un genio cinematografico dal nome di Kirsten Sheridan, giovane irlandese.


Vi sembrerà strano, ma non ho saputo addormentarmi. La trama del film è semplice, ma al contempo ti cattura non risultando mai scontata. Tuttavia quello che colpisce, che ti coinvolge nel profondo trasmettendoti sentimenti, stati d’animo in modo più eloquente di uno sguardo o di mille parole è la musica. È proprio questa il collante delle inseparabili vite dei tre personaggi principali, che pur trovandosi nella stessa città, la Grande Mela, per gran parte della pellicola, pur cercandosi, sognandosi, desiderandosi non riescono a incontrarsi.


Come dicevo, la musica non è solo ancilla, ma domina delle vite di August ( interpretato da Freddy Highmore) nome d’arte di Evan Taylor, Lyla Novacek (Kery Russel) ex studentessa della Giulliard Music Accademy e grande violoncellista e Luis Connelly (Jonathan Rhys Meyers) cantante di una band e chitarrista di indiscutibile bravura.


August è un bambino prodigio, ma il suo talento è genetico. Infatti è figlio di Lyla e Luis che, giovanissimi, incontrati una sera, in una New York in versione notturna nei dintorni di Central Park sotto un cielo mozzafiato, cadono l’una nelle braccia dell’altro, lei dopo un concerto in uno dei teatri più famosi della Grande Mela, lui dopo un’ esibizione di grande livello in un pub. Il loro incontro accompagnato dalla melodia di una fisarmonica di un suonatore di strada, che traduce in malinconiche note l’armonia della sua felice vita sventurata. La magia della notte e di quelle note è però destinata a finire: il padre-padrone della giovane non le permette di incontrare di nuovo Luis, ed ecco che le loro vite incrociate per sbaglio –grazie alla musica?- divergono inseguendo percorsi diversi, ma quel magico attimo non verrà mai dimenticato. La forte tristezza del giovane chitarrista darà vita al suondtrack principale del film; Lyla, invece, aspetterà un bambino, si proprio August! Tuttavia il famoso padre-padrone prenderà una triste decisione per salvaguardare la figlia, o meglio la sua carriera: dopo un grave incidente, Lyla, portata in ospedale d’urgenza, dovrà partorire. Al suo risveglio il padre le comunica che il suo bambino è morto. L’inquadratura successiva è concentrata su un orfanotrofio e su un undicenne dallo sguardo attento che in mezzo ad un campo, come un piccolo Ennio Morricone, cattura, dirige e scrive nella sua mente “pentagrammata” il suono del vento, del fruscio delle foglie, del suo respiro. August non conosce le note, non ha mai visto uno strumento, eppure ogni parte di se è musica.


Ed è proprio il suo genio che lo sprona a cercare la sua famiglia, e che lo porta lungo le strade di New York, dove vede cose che non aveva mai visto, suoni che non aveva mai sentito: il caos generato dal perpetuo traffico, passi di milioni di persone che speditamente si fanno spazio su marciapiedi, urla di donne che cercano di vendere i prodotti, bambini che ridono giocando nei parchi, le rotaie percorse ad alte velocità della metropolitana. Quelli che per noi potrebbero essere considerate le peggiori torture per le nostre orecchie, per August non sono altro che nuove melodie.


Questo modus vivendi di August, questa sua tendenza, oltre ad essere esplicitamente frutto del suo genio per quanto riguarda la vicenda narrata nel film, che rimane dunque pellicola, prodotto fantasioso benché geniale della regista, in realtà ci parla delle mille caratteristiche che la musica ha e può acquisire e di come essa possa forgiare la persona conferendole un carattere del tutto personale, basato naturalmente sulle sfaccettature della persona stessa. Si dice che i grandi del passato abbiano preso ispirazione da qualsiasi suono avessero intorno…e non può essere altro che così. La prima musica che ascoltiamo è quella prodotta dalla realtà in cui viviamo, artificiale o naturale che sia. Questa contiene i suoni più dolci e più inascoltabili che possano esistere, ma che sono sempre unici e irripetibili, ricchi di sfumature, proprio come nelle melodie:non è mai accaduto nella storia che venissero prodotte armonie completamente uguali tra loro. La mente del genio musicale…viene ispirata…crea…compone. A pensare che Steve Vai, grande chitarrista della nostra contemporaneità, ha prodotto della musica dal suono (?) del pianto di suo figlio, tentando di riprodurlo con il suo alter-ego: lo strumento. Ci è riuscito perfettamente, traducendo quel suono un po’ stridulo in un’armonia perfetta. Con questo, comunque, non sto affermando che tutto può essere musica, ma che è il genio che la rende tale. Il processo è molto simile a quello che Wordsworth, poeta romantico inglese della prima generazione, faceva nel campo letterario: egli diceva che il linguaggio che deve essere utilizzato nella scrittura poetica deve essere quello degli uomini semplici, in quanto è diretto e di conseguenza permette immediatamente al lettore di capire tutte quelle sensazioni che il poeta vuole trasmettergli. Tuttavia, questo linguaggio deve essere purificato dai termini più volgari (“The language of these men is adopted (purified indeed from what appear to be its real defects)… because such men, being less under the influence of social vanity, convey their feelings and notions in simple and unelaborated expressions.” Tratto da Preface to Lyrical Ballads). Analogamente, il genio musicale raccoglie nella sua mente i suoni provenienti dalla realtà circostante per poi filtrarli e tradurli in armonia.


Un’altra caratteristica della musica che è ben messa in evidenza principalmente nei passaggi centrali del film è come questa, sviluppandosi e prendendo vita all’interno della persona, possa diventare il punto focale della sua esistenza. August, dopo aver fatto conoscenza con un bambino, un artista di strada, anche lui tutt’uno con la sua chitarra, si reca insieme a lui in un teatro abbandonato, dove ci sono almeno un centinaio di altri artisti/geni di strada che durante il giorno deliziano e divertono i passanti con le loro note, e di notte si rifugiano il quel luogo. Questo è un momento importante del film, perché se fino a quel momento August aveva soltanto immaginato la sua musica adesso, senza nemmeno sapere come una chitarra possa essere impugnata o suonata, comincia a interagire con essa, dando sfogo al vigore della sua passione e mettendo alla prova il suo straordinario talento. Queste scene, pur avendo in qualche modo un carattere fiabesco, ritraggono una verità, ossia la vita degli artisti di strada, per i quali la musica diviene veramente strumento di vita e possibilità di viverla.


In conclusione, “La musica nel cuore- August Rush” ci mostra come sia straordinario il potere della musica, quanto possa essere forte il genio creativo a cui essa può dare vita e che può a sua volta conferirgliela, e quanto questa possa essere vitale, non solo da un punto di vista di semplice frutto di una passione, ma anche come possibile soluzione ad una particolare situazione.


Caro lettore, quando ascolti il tuo i-pod, che tu ti stia divertendo a ritmo dello hip-hop oppure che tu ti stia facendo cullare dalle note di Bach, ricordati che dietro a quelle armonie c’è il duro lavoro frutto di notti insonni, c’è un genio scoperto per caso e un produttore discografico che passando davanti ad un garage chiuso ha percepito il suo talento grazie al suono sordo dei suoi strumenti, c’è un artista di strada che ha tratto la sua fortuna dalle note sognate, immaginate, composte.